Sorrentino e il trionfo agli Efa con «Youth»: «Chi fa cinema deve sempre avere coraggio»
Come sempre succede quando un autore italiano vince un premio importante all’estero, il...
di Titta FioreTitta Fiore
Come sempre succede quando un autore italiano vince un premio importante all’estero, il giorno dopo ci si risveglia tutti esperti del settore e la gioia per il trionfo risolleva l’eterno dibattito sullo stato di salute del nostro cinema. Così, Paolo Sorrentino straccia i concorrenti agli Efa, i massimi premi europei, porta a casa con «Youth - La giovinezza» tre statuette su cinque, le più importanti, e la sua bella affermazione finisce perfino nel discorso di Renzi alla Leopolda: «Sorrentino ci rende orgogliosi della vitalità del cinema italiano» dice il premier. E ha ragione.

Mai come in questi ultimi anni i segnali di una ritrovata creatività sono stati importanti e anche gli incassi, dopo una stagione disastrosa, stanno cominciando ad avere una positiva sterzata. Peccato, però, che quando poi si tratta di programmare, di produrre, di incentivare, le difficoltà restino. A Berlino, nella notte che lo consacra miglior regista europeo e artefice del miglior film, interpretato peraltro da un attore leggendario come Michael Caine, il cineasta napoletano non può fare a meno di notarlo: «Non è vero che da noi non ci sono coproduzioni internazionali, e lo dimostrano i casi di Tornatore e Guadagnino, così come non è vero che i premi fanno cambiare le cose a livello produttivo. Il cambiamento è compito della politica e, per la loro parte, dei produttori che invece peccano di eccesso di prudenza. In Italia si cerca di andare sul sicuro, si usa e si abusa di formule collaudate. Invece chi fa cinema deve avere soprattutto coraggio. Prima il coraggio, poi le idee e poi lo stile. È questa combinazione che fa un autore. I bei film non dipendono dagli attori importanti, ma dall’originalità della proposta».

In «Youth - La giovinezza» la differenza l’ha fatta anche un attore sublime come sir Michael Caine, 82 anni e 130 film carichi di gloria. L’hanno fatta divi di prima grandezza come Jane Fonda, non a caso candidata ai Golden Globe, e Harvey Keitel, e Rachel Weitz. «Per sir Michael vale quel che diceva Cocteau: l’attore è più importante del personaggio. Caine i suoi personaggi li precede, ha un carisma innato che lo pone al di sopra della mischia. Quanto a ”Youth”, continuo a pensarlo come un piccolo film, molto personale e intimo, sulla percezione della realtà. Aggiungo: sull’essere e sentirsi liberi, sul sentimento del futuro che oggi sentiamo minato da oscure minacce».

Reagire: ne hanno parlato tutti, durante la cerimonia degli Efa, con l’orgoglio di un’identità culturale forte dopo i tragici fatti di Parigi. E lo stesso Sorrentino ha dedicato i suoi premi all’Europa delle libertà: «Ci stiamo compattando sul dolore», dice dopo, «ed è un fatto positivo. Nell’ambiente del cinema si sente una maggiore unità dopo lo choc parigino, quest’anno un premio europeo vale di più». Fanno sempre piacere, i premi, anche se è ancora fresca la scorpacciata della «Grande bellezza»: «Certo, ricevere tre riconoscimenti così importanti per ”Youth” mi riempie di gioia. È un film che mi andava di fare», dice: che altro? Non considera il successo agli European Award di Berlino un risarcimento per la delusione patita a Cannes, Sorrentino. Né le tre statuette vinte un volano per l’Oscar, come accadde due anni fa alla malinconica e cinica epopea di Jep Gambardella.

«”Youth” è uscito in America la settimana scorsa e sta andando molto bene, eppure leggo su certa stampa italiana che sarebbe stato stroncato. Non è vero e le due candidature ai Golden Globe, per Jane Fonda e per la canzone di David Lang, lo testimoniano. Anzi, sempre più spesso gli Studios offrono film agli italiani. Ma questo nessuno lo scrive». Ci vuole coraggio, appunto: «I cani abbaiano, ma la carovana deve procedere», aggiunge il regista citando un antico proverbio arabo: «Fischi e applausi fanno parte del gioco».

Archiviata la tripla soddisfazione degli Efa, rinviata a un futuro prossimo l’aspettativa per gli Academy Award, il presente di Paolo Sorrentino si chiama «The Young Pope», la serie della Hbo interpretata da Jude Law. Ma guai a chiedergli notizie: l’argomento, per ora, è tabù.
- Ultimo aggiornamento:
© RIPRODUZIONE RISERVATA
TROVA IL FILM
INVIA