Sorrentino fa il bis con tre Oscar europei: «Youth» miglior film
Paolo Sorrentino è il miglior regista europeo. E l’autore del miglior film della stagione....
di Titta Fiore
Paolo Sorrentino è il miglior regista europeo. E l’autore del miglior film della stagione. Come due anni fa con «La grande bellezza» comincia a Berlino nella notte degli Efa, i premi che per il cinema del Vecchio continente equivalgono agli Oscar, la corsa internazionale di «Youth - La giovinezza». Un ottimo viatico. Sappiamo com’è andata, la volta scorsa, ora non resta che incrociare le dita.

«Da dove viene tutto questo talento» si chiede il regista polacco Pawlikowski, per una volta in veste di premiatore, presentando il collega italiano: «Non credo solo dall’influenza di Maradona, Scorsese e Fellini, come hai detto sul palco dell’Academy, a Los Angeles, la sensualtà della tua cinepresa è capace di portarci dove vuoi, caro Paolo, di farci perdere in un mondo di malinconia e di splendore per il quale non finiremo mai di ammirarti». Sorrentino sorride e ringrazia brevemente il suo protagonista Michael Caine, «sir Michael», e i produttori Domenico Procacci e Francesca Cima, in sala a sostenerlo. Di lì a poco saliranno tutti sul palco, per ritirare anche la statuetta al miglior film europeo.

Una doppietta magnifica che porta «Youth» e il suo autore, ancora una volta, sul tetto del mondo e li ripaga della mancata vittoria a Cannes. L’onore «è grandissimo», dice il regista napoletano che nel 2013, giurato al festival di Marrakech con Scorsese, all’appuntamento berlinese si fece rappresentare degnamente dall’amico Toni Servillo: «Sono doppiamente contento perché il nostro è un piccolo film sulla percezione della libertà e in questo momento così difficile, così tormentato, la libertà è il più importante dei valori». Conquistando a sorpresa due premi - alla carriera e per il miglior attore - il protagonista di «Youth», Michael Caine, completa trionfalmente la festa. Doppio onore anche per Charlotte Rampling, primadonna formidabile di «45 anni».

Sembra davvero colpito, Caine, l’interprete leggendario di 130 film, il divo carico di Oscar e di Golden Globe che a 82 anni, racconta con ironia molto british, non aveva mai vinto niente in Europa: «Ma stasera mi sono rifatto con gli interessi, vorrà dire che al prossimo film Sorrentino dovrà pagarmi di più». Tra gli italiani a Berlino, era annunciato il premio Eurimages ad Andrea Occhipinti, il produttore della Lucky Red innamorato del cinema d’autore che aveva cominciato dall’altra parte della cinepresa, come attore di bell’aspetto e di belle speranze. Niente da fare, invece, per Nanni Moretti, in gara per la regia di «Mia madre», e per la sua protagonista Margherita Buy, la sola a rappresentare il film, ieri sera, nella chilometrica cerimonia di premiazione. Molte volte, sul palco degli Efa, il discorso di premiati e premiatori è tornato sul difficile momento che il mondo vive dopo i tragici fatti di Parigi, e forte è risuonato il richiamo alla democrazia, all’eguaglianza, alla libertà di espressione.

«L’Europa è la nostra casa, è qui che i nostri cuori si sentono in pace ed è per questo che dobbiamo reagire agli attacchi di chi vorrebbe privarci dei diritti» ha detto la cineasta polacca Agneszka Holland: «Ho passato parte della vita sotto regime e non permetterò che questo mi accada ancora, non vorrò mai più girare storie dominate dal triste sentimento della paura».

Wim Wenders, il presidente degli Efa, ha ricordato quando il premio fu fondato, 25 anni fa, e che a muoverli fu «il senso di responsabilità e l’impegno a raccontare senza veli» il malessere e le prospettive di futuro di un continente attraversato da muri e divisioni. «Oggi mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, ma nulla di buono è mai nato dal timore. Il nostro compito di filmaker è anche quello di testimoniare. E questo faremo, guardando avanti».
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